Di seguito gli appunti, grezzi, del mio intervento.
Si usa comunemente dire che la discussione del bilancio sia il momento più importante e più alto del dibattito politico. Il momento in cui si programma il triennio futuro. È certamente vero, è indubbiamente cosi! Quale momento ci può essere di più importante, considerando che il ruolo della politica è proprio quello di prendere decisioni.
Un momento che dovrebbe essere il concretizzarsi di un percorso di condivisione e di maturazione all'interno di un dibattitto politico ampio, fatto di confronti, magari scontri… che portano però poi ad una mediazione (uno strumento fondamentale della politica per giungere alla decisione), una sintesi di punti di vista che diventano le opportunità che una comunità si aspetta, da chi ha votato ad amministrare la propria Regione.
Ahimè, non sempre è cosi! E sempre più il bilancio di previsione diventa quasi una formalità da espletare, un esercizio contabile, con spese correnti ingessate ed in costante aumento, che lasciano poco spazio alla programmazione degli investimenti.
Sapendo poi di poter contare su avanzi di amministrazione (che hanno assunto valori troppo importanti, bisogna dirlo e riconoscerlo).
Il fatto che ormai il vero momento in cui si possono fare delle scelte strategiche importanti sia diventato l'assestamento successivo all'approvazione del conto consuntivo con avanzi che sono ormai pari a circa un terzo delle poste di bilancio, è una anomalia, una patologia che va risolta!
Le cure probabilmente sono molto complesse e hanno tantissimi fattori caratterizzanti, ma che certamente partono dalle scelte che si fanno nella redazione del bilancio di previsione.
Qualcuno dirà che il problema è la non capacità di spesa, cioè l'impossibilità di impegnare, per poi liquidare, le risorse previste nei vari capitoli, io non sono della stessa idea. (naturalmente con l'introduzione del decreto legislativo 118, si sono modificati i meccanismi dei residui… e le risorse impegnate ma non liquidate finiscono in questo nuovo calderone chiamato fondo pluriennale vincolato).
La responsabilità non è da imputarsi all'amministrazione, ma alla politica. Ogni assessore è responsabile politico dei suoi dipartimenti e delle sue strutture, quindi nel momento in cui redige il bilancio delle sue strutture dovrebbe avere un'idea di quello che le strutture sono in grado di fare nel corso dell'esercizio finanziario e con questa fotografia in testa dimensionare il bilancio.
Chi ha la responsabilità politica complessiva del bilancio dovrebbe vegliare che chi ha la responsabilità politica delle varie strutture faccia questo. Con questo non voglio certo demonizzare nessuno, tanto meno chi ha questa responsabilità in questo momento, avendo avuto io stesso ruoli di governo. Le mie sono solo considerazioni.
Il fatto poi di avere assestamenti fuori misura, crea poi un circolo NON virtuoso: nuove poste di bilancio importanti a metà anno, non fanno che aumentare la difficoltà di impegno e quindi di creare avanzo su avanzo o quando va meglio, avanzo su fondo pluriennale vincolato.
La politica è l'arte della mediazione, ed è fatta di equilibri che talvolta sono stabili, talvolta sono instabili.
Un equilibrio fondamentale è proprio tra la politica e l'amministrazione, l'equilibrio che deve esserci tra chi detta le scelte politiche e chi le deve trasformare in atti, un equilibrio ben oliato che deve funzionare a dovere, che oggi necessità di una revisione.
La politica è poi fatta di consenso, quel consenso che è la fonte di legittimazione popolare.
E qui sorge un altro, forse più delicato, equilibrio… quello che muove le ragioni delle scelte politiche: il sottile equilibrio, questo molto instabile, tra le ragioni che sono mosse dalla volontà di far crescere una comunità e a quelle che sono invece destinate al consenso (che a volte non coincidono!... altrimenti sarebbe tutto più facile).
Un consenso che lo ripeto, è una legittimazione popolare, quindi nulla che sia da censurare, anzi un aspetto intrinseco della politica. D'altronde siamo tutti qui perché abbiamo avuto un certo consenso e con quello ci è stato affidato un mandato.
Questo naturalmente vale in tutti i livelli di governo.
Credo però che a livello regionale, la nostra sia una particolarità, una singolarità come si dice in analisi matematica.
Nelle altre Regioni il consenso si muove su dinamiche più globali, addirittura nazionali.
Nel nostro caso invece la differenza tra la comunità intera ed il singolo, o piccoli gruppi di singoli è la più piccola in assoluto.
Quindi è più facile confondere un intervento per pochi per un intervento per tutti, è abbastanza naturale nella logica di cui parlavo un momento fa. Intendo, per cercare di spiegarmi meglio, che un intervento a favore dell'associazione amanti delle figurine, in un'altra Regione incide per lo 0,00001 per cento, qui magari incide per l'1% sul totale dei nostri azionisti.
Questo in modo del tutto naturale muove anche la dinamica delle scelte.
Purtroppo però, io credo, paradossalmente, che anche se potessimo prevedere delle risorse per risolvere i problemi o le singole esigenze dei 120.000 valdostani, non per forza faremmo la scelta giusta per la Valle d'Aosta nel suo insieme.
Credo piuttosto che spesso bisogna anche passare per scelte impopolari, o comunque scontentare qualcuno per portare avanti un progetto di progresso di una comunità.
La sommatoria di tanti piccoli interventi, sacrosanti e assolutamente positivi, non per forza fanno crescere una comunità.
Visto anche l'andamento di tutte le ultime elezioni in termini di partecipazione al voto, Abbiamo il compito difficilissimo di recuperare la fiducia dei valdostani, più che rincorrere l'evanescente consenso.
E questo lo possiamo ottenere solo attraverso scelte coraggiose, che passano per forza attraverso riforme strutturali, più che interventi spot.
Fiducia e consenso sembrano essere sinonimi, ma non lo sono!
Anche se i nostri piccoli numeri ci fanno credere in qualcosa di diverso, la storia chiederà a noi il conto come agli altri.
Voglio toccare un ultimo aspetto di questo bilancio che ci prepariamo a votare, un aspetto che riguarda un altro sottile equilibrio, quello tra l'esecutivo ed il consiglio. (Un tema che riguarda una forma di libertà.)
Come detto all'inizio di questo mio breve pensiero, il momento del bilancio dovrebbe essere il momento più alto del dialogo e del confronto politico, ma durante il processo di decisione e di redazione del documento, non nella sua analisi successiva.
Se una maggioranza è considerata alla stregua di una forza sindacale o delle parti sociali, non siamo sulla strada giusta.
O quanto meno la paternità delle scelte rimarrà in capo alla giunta che le ha unilateralmente proposte.
Parafrasando un famoso testo di Giorgio Gaber (che a dire il vero parla dell'importanza di votare), qua faccio riferimento ad un altro evidente diritto fondamentale della vita democratica, ma la citazione funziona ugualmente. La libertà non è uno spazio libero, la libertà è partecipazione!
Con questo non voglio certo dire che voglio prendere le distanze dal bilancio, il quale peraltro seppur privo di riforme strutturali è in linea con il programma politico della maggioranza e prosegue peraltro sulle riforme introdotte ad inizio legislatura, in sanità ad esempio.
Quindi anticipo fin d'ora che ovviamente voterò con convinzione questo bilancio, ma mosso più da senso di responsabilità che da senso di condivisione, soprattutto del metodo….discutibile.