Costi, silenzi e strategie in pillole.
Ho già avuto modo, in precedenti occasioni (dai un'occhiata QUI) di condividere su queste pagine le mie riflessioni sul referendum confermativo previsto per il prossimo 10 agosto. Un referendum dalla genesi travagliata e dagli sviluppi che continuano ad assumere tratti, a volte, davvero paradossali.
Non intendo ripetermi, ma vorrei proporre una sintesi “in pillole” del percorso che ci ha condotto a questo inusuale appuntamento elettorale, dei suoi sviluppi e dei possibili scenari.
Da dove nasce il referendum confermativo?
Il referendum confermativo è uno strumento previsto dal nostro Statuto Speciale per tutelare la democrazia e garantire ai Valdostani la possibilità di esprimersi su questioni di particolare rilevanza. In particolare, viene utilizzato per modifiche di legge di rango statutario, come nel caso della legge elettorale per l’elezione del Consiglio Regionale.
Chi ha promosso il referendum del 10 agosto?
Il referendum è stato inizialmente promosso da un comitato eterogeneo, che andava dall’estrema destra all’estrema sinistra. Tuttavia, la raccolta firme richiesta dalla normativa regionale (un cinquantesimo degli elettori) non ha raggiunto il numero necessario. A quel punto, sono intervenuti 7 consiglieri regionali – il numero minimo previsto per attivare la procedura: i 6 consiglieri rimasti nella Lega (erano partiti in 11, ricordate?) e il consigliere Lucianaz, unico componente del gruppo misto.
Sono loro ad aver sottoscritto la richiesta di referendum sulla legge approvata dal Consiglio Regionale nel febbraio scorso, che ha introdotto la preferenza di genere e la possibilità di esprimere fino a tre preferenze.
Faccio questa specifica perché c’è molta confusione su chi sia il responsabile del fatto che ci sia un referendum ad agosto: spero sia chiaro.

Qual è per i promotori lo scopo del referendum del 10 agosto?
Difficile dirlo! Perché i promotori veri, i soli responsabili del fatto che ci sia un referendum ad agosto, sono silenti sul tema, e non solo: Paradossalmente, il settimo consigliere firmatario, Lucianaz, si è detto pubblicamente favorevole alla nuova legge con le tre preferenze.
In teoria, chi promuove un referendum vorrebbe che la nuova norma introdotta venisse “bocciata” dalla cittadinanza. In realtà, in questo clima surreale, non è così. Lo dimostra anche il fatto che i tabelloni elettorali sono vuoti. La Lega, che dovrebbe tappezzare la Valle d’Aosta con manifesti che sostengono il voto per il NO, tace. Ieri ha affisso i manifesti negli spazi assegnati. I manifesti hanno uno slogan molto semplice: "adesso scegli tu".
In questo slogan è sintetizzato tutto l'imbarazzo di chi ha gettato il sasso, ma ora... nasconde la mano!
È quindi evidente che stiamo per spendere tra i 600 e i 700 mila euro di fondi pubblici per un referendum che ha ben poco a che fare con l’esercizio libero e consapevole della democrazia. Sembra piuttosto l’ennesimo tentativo, goffo e ormai imbarazzante, di usare uno strumento democratico a fini di propaganda politica. Un tentativo del quale, probabilmente, gli stessi promotori si sono già pentiti.
Quale sarà l’effetto del referendum?
Se il 10 agosto prevarrà il SÌ, la legge approvata a febbraio entrerà in vigore: alle elezioni regionali di settembre si potranno esprimere tre preferenze, con l’obbligo di indicare almeno un candidato di genere diverso nel caso si usino tutte e tre. In pratica, lo stesso sistema in vigore nei Comuni valdostani.
Se invece vincerà il NO, rimarrà valida la legge attuale, che prevede una sola preferenza. In questo caso, il 28 settembre si voterà con due sistemi diversi per le elezioni comunali e regionali. Ricordo che non è previsto un quorum!
Quali sono gli argomenti utilizzati a sostegno del SI?
Le ragioni a sostegno del SÌ sono piuttosto semplici. Chi lo sostiene ritiene che questo referendum fosse del tutto superfluo, per due motivi principali.
Il primo è che la modifica introdotta dalla legge approvata dal Consiglio Valle va nella direzione auspicata da tutti i gruppi consiliari: il superamento della preferenza unica, pur con sfumature differenti tra le forze politiche.
Il secondo motivo riguarda il fallimento della raccolta firme: la scarsa partecipazione avrebbe dovuto far capire che non c’era un coinvolgimento diffuso e sentito sull’argomento.
Pur non essendo una riforma organica e strutturata, la modifica rappresenta comunque un passo importante, in grado di favorire un maggiore equilibrio di genere all’interno del Consiglio Valle ed il superamento delle storture che hanno accompagnato la preferenza unica: quindi va confermata votando SI.
Quali sono gli argomenti utilizzati a sostegno del NO?
Come detto sopra, gli argomenti a sostegno del NO dei promotori ufficiali e di tutta la destra, semplicemente non ci sono, o quantomeno non ce li fanno sapere. Gli argomenti a favore del NO della componente di sinistra dell’iniziale comitato promotore sono invece:
- "No a una legge che impedisce di scegliere chi governa"
Ma cosa c’entra questo con le preferenze? Nessuno ha mai sostenuto che si tratti di una riforma elettorale completa. È una modifica parziale, ma importante. Va anche ricordato che una proposta alternativa di legge elettorale, firmata da due consigliere, ha ottenuto... un solo voto! - "No a una legge che favorisce il controllo del voto"
Questo è semplicemente falso. Con lo spoglio centralizzato, ogni ipotesi di controllo del voto è inverosimile. Pensare di controllare le combinazioni di preferenze espresse da 15-20.000 elettori è pura fantasia. O peggio ancora: sostenere che lo spoglio centralizzato addirittura favorisca il controllo è un’affermazione che offende il buon senso. - "No a una legge che non garantisce la parità di genere"
È forse la critica più sorprendente. L’attuale sistema della preferenza unica ha portato a un Consiglio con attualmente solo tre donne elette. Il nuovo sistema, utilizzato nei Comuni da anni, ha invece garantito una rappresentanza femminile molto più ampia, come riconosciuto anche dalla Consulta per le pari opportunità. È per questo che la parte più responsabile della sinistra, in maniera ragionevole, oltre a non aver promosso il referendum, oggi sostiene apertamente il SÌ.
Con questo piccolo contributo ho voluto offrire qualche spunto per comprendere meglio il livello di strumentalizzazione politica che si è raggiunto, sfruttando in modo discutibile uno strumento democratico importante come il referendum confermativo. Un approccio che non fa altro che allontanare i cittadini dalla politica.
Tuttavia, al di là delle considerazioni e delle strumentalizzazioni politiche, il referendum ci sarà e il 10 agosto saremo chiamati a votare. Nonostante tutto, il nostro diritto fondamentale di voto va esercitato: votiamo SI!