Aosta sceglie la modernità, la competenza e il coraggio di guardare avanti.
Prima che nascessero le nuove candidature, non è un segreto che io fossi per la continuità della giunta Nuti. Gianni Nuti è stato, a mio avviso, uno dei migliori sindaci che Aosta abbia avuto nei tempi moderni. In anni complessi, ha avuto il coraggio di scelte difficili e controcorrente, che saranno apprezzate pienamente soltanto negli anni futuri — anche da chi oggi, per convenienza o superficialità, le critica.
Ha amministrato con visione, pragmatismo e rispetto delle istituzioni. Dalla riqualificazione urbana al rilancio culturale, dalla gestione responsabile dei servizi pubblici al sostegno ai diritti civili, l’amministrazione Nuti ha dimostrato che una città può essere moderna, accogliente e ordinata senza rinunciare alla propria anima. Non a caso, molti oggi riconoscono che la sua giunta ha aperto un ciclo virtuoso: quello di una Aosta in trasformazione, più libera nei diritti e più consapevole delle proprie potenzialità.
Conosco Raffaele Rocco da tanti anni. Ho sempre avuto grande stima per lui. È una persona estremamente preparata sul piano tecnico, probabilmente uno dei migliori dirigenti dell’Amministrazione Regionale, ma soprattutto è un uomo che sa ascoltare — una qualità essenziale per chi si appresta a guidare una comunità. Nei dibattiti di questa campagna elettorale, Raffaele ha mostrato equilibrio e competenza, riportando sempre la discussione sui fatti e sulle soluzioni concrete. Di fronte alle polemiche sterili, ha invitato tutti a guardare avanti e a ragionare in termini di responsabilità e collaborazione istituzionale. Una visione lucida e matura, la stessa che ha contraddistinto Gianni Nuti.
Accanto a lui, Valeria Fadda ha dimostrato grande preparazione e prontezza. Interventi puntuali, idee chiare e una profonda conoscenza dei dossier cittadini: dalla questione abitativa alla gestione degli eventi culturali, Valeria ha saputo ribattere con competenza anche alle provocazioni più strumentali.
Quando alla preparazione si uniscono la capacità di capire, la volontà e gli strumenti per risolvere i problemi, si hanno i giusti ingredienti per essere ottimi amministratori. E Raffaele e Valeria incarnano pienamente queste doti.
Aosta, per la sua storia, non può essere governata dalle forze dell’estrema destra. Le radici della storia moderna della nostra città affondano nella Resistenza e nell’antifascismo. Ogni angolo di Aosta, ogni lapide e ogni pietra raccontano quella stagione di libertà e coraggio civile. Vedere oggi chi tenta di riscrivere la storia o di banalizzare quei valori è un rischio che non possiamo permetterci. Una città come Aosta, che ha fatto della solidarietà e dell’autonomia le sue fondamenta, non può consegnarsi a chi ha visioni chiuse, divisive e conservatrici. Aosta deve guardare avanti, non indietro.
Il recente risultato delle elezioni regionali è stato eloquente: l’Union Valdôtaine è tornata ad essere il primo partito, doppiando il secondo. Un segnale forte che la Valle d’Aosta vuole essere autonomista nell’animo, non a parole. Le derive estremiste e i personaggi come Vannacci qui non attecchiscono, e anzi vengono respinti. Dopo le fiammate effimere degli anni scorsi, tutto è tornato al proprio posto: la nostra comunità ha scelto la serietà, la competenza e l’autonomia vera. L’Union Valdôtaine ha riconquistato la fiducia dei valdostani lavorando con coerenza, costruendo ponti invece che muri. È il frutto di un lavoro lungo, paziente e silenzioso, che oggi mostra i suoi risultati. Questa è la direzione giusta anche per il Comune di Aosta: dialogo, concretezza e radici solide nella nostra identità.
Come ha detto Raffaele Rocco nel confronto pubblico di qualche giorno fa, una scelta diversa dalla nostra proposta significherebbe sì un cambiamento, ma un cambiamento all’indietro. E aveva perfettamente ragione. Perché c’è tanto di vecchio nei modi e negli approcci di chi oggi si presenta come “novità”, ma che in realtà ripropone schemi superati, visioni chiuse e polemiche sterili.
Domenica prossima, Aosta è chiamata a scegliere: tra una città che prosegue il suo cammino di crescita e modernità, e una che rischia di tornare indietro, rinnegando i valori e i progressi che l’hanno resa un esempio di autonomia e civiltà.