L'autonomia speciale Valdostana, come quella Trentina, ha una lunga e articolata storia che si è sviluppata nel corso dei decenni e che ha portato ai nostri territori delle grandi possibilità e delle importanti opportunità che non sempre sono state colte appieno. L'Autonomia è uno strumento, un mezzo, non un fine ultimo e come tale deve essere sfruttato a pieno perché il vero obbiettivo, il benessere dei nostri territori, sia raggiunto al meglio delle nostre possibilità.

Viviamo anche nell'estremo nord-ovest un momento molto particolare della politica. Per molto tempo le dinamiche della politica nazionale hanno solo lambito in maniera delicata, spesso in maniera quasi impercettibile, la politica della nostra piccola regione, quasi come se le nostre alte vette fossero un limite invalicabile per le sirene della politica romana. Oggi, ahimè, questa dinamica si è drasticamente modificata e anche le nostre montagne sono diventate più permeabili e meno efficaci nell'ostacolare le ondate delle politiche populiste e nazionaliste.

Da un lato sicuramente questo è dovuto alla grande facilità di penetrazione delle grandi masse attraverso i social, in particolare da parte delle politiche più demagogiche, più che alla bontà e alla credibilità della proposta politica, ma dall'altro, come scriveva in queste pagine poche settimane fa l'amico friulano Roberto Visentin, spesso il risultato politico negativo di una compagine è da attribuirsi più a demeriti propri che a meriti altrui.  

La storia dei movimenti autonomisti Valdostani nasce sulle orme della Carta di Chivasso, con una storia che quindi si avvicina agli ottanta anni. Otto decenni in cui la politica è cambiata molto e nei quali naturalmente anche le vicende umane e personali, che naturalmente sono tanto più incisive quanto più piccole sono le dimensioni della realtà di riferimento, hanno influito in maniera pesante. Il mio movimento, il partito storico autonomista Union Valdotaine, ha subito scissioni e diaspore che hanno creato una progressiva polverizzazione di movimenti autonomisti che ha naturalmente facilitato l'attecchimento di partiti, movimenti e leader nazionali.

Il grande sforzo per invertire questa dinamica divisiva e autolesiva che abbiamo portato avanti in questi ultimi anni si concretizzerà nel corso del 2023 in un evento organizzato in una data simbolica per il mondo autonomista, non solo valdostano: il 18 maggio, data della morte per mano dei nazi-fascisti del martire e padre dell'autonomia Valdostana Emile Chanoux. In quella occasione formalizzeremo finalmente un percorso di riunificazione e ricomposizione del mondo autonomista, unico vero antidoto alla deriva nazionalista e passaggio necessario per il futuro dell'autonomismo della nostra piccola regione.

Come si dice spesso, l'autonomia richiede sforzi e sacrifici per essere difesa e mantenuta e questo è forse vero oggi più che mai nella storia repubblicana. Nel nostro piccolo abbiamo portato avanti questi sforzi negli ultimi anni proprio per giungere oggi a poter raccogliere qualche frutto e poter immaginare un futuro per il nostro particolarismo. Nelle ultime elezioni regionali del 2020 la Lega ha ottenuto la maggioranza relativa con 11 seggi sui 35 disponibili, con un ampio distacco sul secondo partito, l'Union Valdotaine con 7 seggi. Nonostante questo siamo riusciti a formare una maggioranza con soli movimenti autonomisti e progressisti.

Alle scorse elezioni politiche, storicamente il momento in cui la permeabilità alla politica nazionale è più evidente, nei nostri due collegi siamo riusciti ad eleggere con ampio margine il nostro deputato, la Lega ha invece eletto il senatore per poco più di duecento voti, a causa di una candidatura autonomista parallela, che ha di fatto vanificato gli sforzi degli altri movimenti autonomisti.  

Ancora in queste ultime settimane abbiamo avuto una crisi politica, come spesso è avvenuto nel corso degli ultimi anni, all'interno del consiglio regionale a causa di una legge elettorale sicuramente da rivedere. Il dibattitto è stato molto acceso e si è protratto per diversi mesi, il motivo? Una tensione filo-governativa-romana all'interno dei movimenti autonomisti, una visione che nella logica di qualcuno avrebbe visto come una panacea per la stabilità di una maggioranza regionale un accordo con la Lega per Salvini premier, anche in una logica di facilità di rapporti con il governo romano.  Una soluzione sicuramente semplice e immediata ma un passaggio che avrebbe con ogni probabilità messo una pietra tombale sul percorso, assolutamente vitale, di ricomposizione dei movimenti autonomisti.

Non sempre la soluzione più semplice è la soluzione migliore: l'autonomia e soprattutto l'autogoverno richiedono impegno e sforzi importanti, ma che sono ampiamente ripagati dal poter essere padroni del proprio futuro.